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Industria 4.0 e Impresa 4.0

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posted in News SF by Ufficio Stampa

Gli investimenti innovativi stanno crescendo in linea con le aspettative del Piano Industria 4.0.

Le agevolazioni fiscali hanno stimolato l'incremento degli investimenti privati, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale in chiave 4.0. Obiettivo 2018, 10 miliardi di investimenti in più rispetto al 2017.

Sarà introdotta una nuova misura automatica per chi già è inserito nel mondo del lavoro: un credito di imposta sulle spese relative ai costi del personale impegnato in corsi di formazione, pattuiti attraverso accordi sindacali, su tematiche come informatica, tecniche e tecnologie di produzione, vendita e marketing con focus su almeno una tecnologia 4.0.

Dopo lo shock positivo agli investimenti, il Piano prevede un nuovo obiettivo estremamente ambizioso: minimizzare il rischio di disoccupazione tecnologica e massimizzare le nuove opportunità lavorative legate alla quarta rivoluzione industriale, proprio attraverso lo sviluppo delle competenze.

Un anno fa sono state presentate le linee guida del Piano nazionale Industria 4.0. Un Piano innovativo sia per le tipologie di misure previste che per le modalità di accesso: incentivi prevalentemente automatici e finalizzati a supportare le imprese – indipendentemente dalla loro dimensione, dalla loro forma giuridica e dal settore economico in cui operano – nell’affrontare la quarta rivoluzione industriale.

A distanza di nove mesi dal suo avvio, oggi possiamo tracciare un primo andamento dei diversi strumenti messi a disposizione delle imprese.

Gli investimenti innovativi stanno crescendo in linea con le aspettative del Piano: Super ammortamento, Iper ammortamento e Nuova Sabatini, hanno stimolato la crescita degli investimenti privati in beni strumentali, materiali e immateriali, funzionali soprattutto alla trasformazione tecnologica e digitale in chiave 4.0. L’obiettivo di incrementare per circa 10 miliardi di euro gli investimenti privati nel biennio 2017/2018 sembrerebbe essere raggiungibile.

L’analisi degli ordinativi interni registrati nei primi sette mesi del 2017 infatti indica numeri incoraggianti: rispetto allo stesso periodo del 2016 la crescita media è stata pari al +9,5%, con picchi del +12,8% per macchinari e altri apparecchi; dati positivi si registrano pure sul fronte delle importazioni.

La crescita è confermata anche guardando al benchmark europeo: il fatturato interno italiano di macchinari negli ultimi 18 mesi ha guadagnato circa 10 punti percentuali rispetto a quello tedesco.

È vero, negli anni della crisi abbiamo lasciato per strada più del 25% della nostra produzione industriale, pagando in Europa il prezzo più alto, ma oggi il trend si è invertito e ci avviamo alla ripresa.

Per sostenere l’innovazione è indispensabile investire anche in Ricerca e Sviluppo su cui è stata rafforzata la misura del Credito di Imposta. Da un’indagine campionaria svolta da Unioncamere e Infocamere su 68.000 imprese, emerge che, rispetto al 2016, nel 2017 in Ricerca e Sviluppo investono circa 24.000 imprese e di queste 11.300 prevedono l’aumento della spesa, mentre solo 2.800 una riduzione. Da segnalare due aspetti positivi: delle 11.300 imprese che aumentano gli investimenti in R&S, circa 4.500 nel 2016 non destinavano risorse a questa voce; poi, delle 24.000 aziende che investono in R&S, l’80% ritiene la misura utile o molto utile. Ragionando per grandi numeri, la previsione di aumento della spesa dichiarata dalle imprese è mediamente tra +10% e il +15%: un risultato in linea con gli obiettivi del Piano.

Tuttavia, ci sono anche misure che al momento appaiono sottoutilizzate e per questo bisognose di una loro revisione sia per tarare meglio lo strumento, sia per destinare risorse ad altre misure maggiormente efficaci: ad esempio, le misure a supporto degli investimenti Early Stage non hanno dato i risultati attesi. L’Italia ha una normativa a sostegno delle startup tra le più avanzate al mondo, ma nel nostro Paese manca ancora un vero mercato dei capitali: il mercato del Venture Capital e dei cosiddetti “business angel” cresce solo del 2%, non in linea con l’obiettivo di colmare entro il 2020 il gap con i principali paesi europei che hanno un mercato quattro/cinque volte maggiore del nostro. Il settore delle startup e degli investimenti in Venture Capital è strategico per garantire la competitività futura delle imprese italiane e soprattutto per creare un ambiente maggiormente favorevole all’innovazione e per questo sono state previste misure correttive da inserire nella prossima legge di bilancio.

Oltre alle misure tese a stimolare gli investimenti, il Piano poggia su un altro pilastro indispensabile per affrontare in maniera organica la quarta rivoluzione industriale: le competenze. Il tema delle competenze è cruciale ed estremamente ampio perché coinvolge un vasto pubblico che va dall’età dell’istruzione, passando dalla scuola all’università, fino alla formazione professionale in azienda.

Nel Piano Industria 4.0 ci siamo adoperati in questo senso: nel 2017 hanno visto luce sia i PID (Punti di Impresa Digitale) per sostenere sul territorio le imprese che non sempre sono in grado di affrontare le opportunità derivanti dalla digitalizzazione che i Digital Innovation Hub, strutture con il compito di offrire una formazione avanzata su tecnologie specifiche e coordinare le strutture di trasformazione digitale con i centri di trasferimento tecnologico.

A compimento di questo quadro, sono stati previsti i Competence Center, strutture che hanno la finalità di costituire pochi e selezionati poli di eccellenza, in grado di mettere insieme industria e università e supportare le imprese nel generare le competenze necessarie ad affrontare con successo la quarta rivoluzione industriale.

Il Piano dallo scorso settembre ha cambiato nome: da Industria 4.0 è divenuto Impresa 4.0 poiché è stato ampliato “il raggio di azione” della policy che ora affronta temi di maggiore respiro finalizzati a creare innovazione e occupazione. La quarta rivoluzione industriale, se non gestita correttamente, rischia, infatti, di avere un effetto spiazzamento sui lavoratori e compito delle Istituzioni è introdurre quanti più strumenti possibili per tutelare la forza lavoro esistente e formare la nuova affinché tutti, lavoratori e quindi le imprese, possano cogliere le opportunità di crescita in un mondo sempre più interconnesso e digitale.

 

Fonte Agenda Digitale

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